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Il conflitto come opportunità di crescita

Un vecchio faceva il cammino con il figlio giovinetto.

Il padre e il figlio avevano un unico piccolo asinello: a turno venivano portati dall’asino ed alleviavano la fatica del percorso.

Mentre il padre veniva portato e il figlio procedeva con i suoi piedi, i passanti li schernivano: “Ecco,” dicevano “un vecchietto moribondo e inutile, mentre risparmia la sua salute, fa ammalare un bel giovinetto”.

Il vecchio saltò giù e fece salire al suo posto il figlio suo malgrado. La folla dei viandanti borbottò: “Ecco, un giovinetto pigro e sanissimo, mentre indulge alla sua pigrizia, ammazza il padre decrepito”.

Egli, vinto dalla vergogna, costringe il padre a salire sull’asino. Così sono portati entrambi dall’unico quadrupede: il borbottìo dei passanti e l’indignazione si accresce, perché un unico piccolo animale era montato da due persone. Allora parimenti padre e figlio scendono e procedono a piedi con l’asinello libero. Allora sì che si sente lo scherno e il riso di tutti:

“Due asini, mentre risparmiano uno, non risparmiano se stessi”.

Allora il padre disse:

“Vedi figlio: nulla è approvato da tutti; ora ritorneremo al nostro vecchio modo di comportarci”.

(Il contadino, il figlio e l’asino. Esopo)

Il conflitto è una costante dell’umanità, guardando al passato sembrerebbe essere una condizione di normalità piuttosto che qualcosa di eccezionale nello sviluppo dell’uomo.

Di fronte alla parola conflitto le persone possono avere reazioni differenti, chi lo associa ad una qualche guerra e chi invece lo collega ad una situazione personale che lo vede coinvolto con amici, familiari, colleghi di lavoro. In entrambe le situazioni è comunque tendenzialmente accumunato ad una esperienza spiacevole e fastidiosa che prevede potenzialmente uno scontro verbale o fisico. Tuttavia, nonostante l’impronta negativa che si tende generalmente ad associare a questo concetto, nella pratica esso ha anche risvolti positivi.

Quando ci poniamo di fronte ad un altra persona confrontando la nostra posizione con la sua si è necessariamente obbligati a considerare l’altro e il suo punto di vista e questo inevitabilmente amplia la propria personale percezione del mondo e degli eventi che lo regolano. Questo processo inizialmente non è facile ma se mi concedo il permesso di affrontare il confronto che genera da un litigio o da una discussione in maniera costruttiva ne uscirò arricchito e cambiato nel mio modo di percepire le cose perché avrò permesso all’altra persona di mostrami il suo personale modo di leggere il mondo, sicuramente differente dal mio.

Le relazioni interpersonali che funzionano e hanno successo sono proprio quelle dove mi concedo la possibilità di vedere l’altro nella sua individualità, approdare ad un livello di confronto positivo dove mi pongo di fronte all’altra persona senza barriere e scudi ma volenteroso di accogliere la ricchezza della differenza.

Ciò potrebbe sembrare assurdo perché si ha l’apparente percezione che in un mondo senza conflittualità tutto sarebbe migliore, ma non è necessariamente così. La pace, la tranquillità sono conseguenza della capacità di sapere gestire il conflitto e non dell’assenza di esso. Lo scontro e la capacità di saperlo gestire in maniera costruttiva sono necessari alla convivenza umana. Come insegna la favola di Esopo ci sarà sempre qualcuno che criticherà, attaccherà giudicherà le scelte, lo stile di vita e le azioni altrui. Qualcuno lo farà in modo sommesso, parlottando tra i denti, qualcun altro si spingerà fino ad uno scontro vero e proprio ed in questa situazione l’unica vera forma di libertà è riuscire a gestire il conflitto prendendo ciò che porta di buono e riuscendo a fare ciò che uno desidera.

Per approfondimenti contattare la Dott.ssa Francesca Bologna all’indirizzo [email protected]

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