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Alzi la mano chi è normale

Alzi la mano chi è normale

“Ma io non voglio andare fra i matti, — osservò Alice. — Oh non ne puoi fare a meno, — disse il Gatto, — qui siamo tutti matti. Io sono matto, tu sei matta. — Come sai che io sia matta? — domandò Alice. — Tu sei matta, — disse il Gatto, — altrimenti non saresti venuta qui.”

(Alice- Il paese delle meraviglie)

C’è sempre un momento della vita in cui temiamo o realizziamo o speriamo di essere completamente matti, di solito accade nell’adolescenza, non è inusuale che ragazzine o giovani stalloni sostengano con malcelato orgoglio di essere “completamente matti”, avvertono la propria interiorità come del tutto speciale e diversa da quella degli altri e pensano di appartenere a questa categoria.

Io a 15 anni mi autodefinivo “matta” pensavo che rappresentasse un segno tangibile del mio status indossare, per la verità alla rinfusa, collane di legno e anelli particolari dal sapore un po’ vintage che  recavano sulla sommità una sorta di scatolina che si apriva e chiudeva, non so in realtà quale fosse la funzione di questo, ricordo li acquistavo in un mercatino che si teneva il sabato pomeriggio a Rimini all’ex Pescheria, li esibivo poi il lunedì a scuola, incassando biasimo o approvazione, a seconda della persona a cui li mostravo.

A 18 anni leggendo la “Coscienza di Zeno” ho scoperto nei primi capitoli che il protagonista della storia si era recato da uno psichiatra chiedendogli proprio un certificato di sanità mentale in modo da poterlo esibire a suo padre.

La storia è nota l’abbiamo letta tutti alle scuole superiori:il padre vorrebbe il figlio forte e intraprendente, egli è invece debole e insicuro, come dimostrano i continui cambiamenti di facoltà universitaria, il padre pensa che il figlio sia “pazzo”, non sa prende sul serio le cose concrete della vita, e costui, gli porta un certificato medico di sanità mentale.

Chi è un matto?

Facendo una veloce ricerca online su wikipedia la follia è definita in questo modo:

In psicologia, psichiatria e nel senso comune con il termine follia o pazzia si indica genericamente una condizione psichica che identifica una mancanza di adattamento, che il soggetto esibisce nei confronti della società, spesso in maniera anche non pienamente consapevole, tipicamente attraverso il suo comportamento, le relazioni interpersonali e stati psichici alterati ovvero considerati anormali fino a causare stati di sofferenza psicologica per il soggetto. La definizione di follia è influenzata dal momento storico, dalla cultura, dalle convenzioni, quindi è possibile considerare folle qualcosa o qualcuno che prima era normale e viceversa.[1] Spesso in ambito filosofico e sociologico si preferisce il termine alienazione e devianza.

“Siamo tutti costretti,

per rendere sopportabile la realtà,

a coltivare in noi qualche piccola pazzia.”

(Marcel Proust)

Al di là di patologie serie, ciascuno di noi ha un lato folle e può anche essere il nostro lato migliore, quello che ci porta a coltivare i nostri sogni, le passioni, a lottare contro i mulini a vento, a non mollare la nostra partita quando sempre persa.

Secondo le regole sociali il soggetto normale è quello che segue le regole imposte dalla società, per questo è nell’adolescenza, che è la fase per antonomasia della ribellione, che si avverte se stessi come matti, si desidera trasgredire, dare una “spallata” sana o meno al sistema.

Crescendo solitamente si diviene più ligi al sistema si adotta una maschera sociale conveniente e si coltiva il proprio lato “folle”, nel senso più buono del termine, mostrandolo solo alle persone con cui si entra in maggiore intimità.

“Sono solo io a decidere chi fare entrare nel mio strambo mondo”.

Le confidenze più belle che ho ricevuto nella mia vita hanno avuto questa premessa “Ora penserai che sono un matto”…non l’ho mai pensato di solito si trattava di piccole confessioni che rivelavano un mondo speciale e intriso di sensibilità, oppure che facevano cadere il velo su una maschera di forza per rivelare piccole fragilità e grande sensibilità.

Sono molti i personaggi della letteratura, storia o cinematografia a essere tratteggiati come folli, nel senso che con la loro condotta sono usciti dagli schemi, non sempre però genio ed eccezionalità vanno a braccetto, io credo che ciascuno di noi sia a modo suo eccezionale e speciale, ognuno sa quali sono le regole che deve infrangere per superare le proprie paure e può solo trovare in se stesso il coraggio di farlo.

Chiara Macina

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