martedì , dicembre 18 2018
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Un Natale cattiiivo

È di nuovo Natale cazzarola! E io che speravo che quest’anno se ne dimenticassero. E invece no, quella sciroccata di mia madre, il primo dicembre,  alle sei del mattino, quando NESSUNO dovrebbe rivolgere la parola a uno che si è appena svegliato e deve prendere l’autobus per andare a scuola, ha detto con la  sua voce stridula: «Tessooro..ti ho preparato il calendario dell’avvento. Non sei felice tra meno di un mese è Natale!!!»

E già aveva messo tovaglietta rossa, con tazza rossa e zuccheriera con coperchio con  le renne.

Ho guardato sul muro e appeso c’era un coso orribile con una renna e tante tasche numerate.

«Chissà cosa ci sarà dentro» Mi avvicino scettico. Cioccolata. Cioccolata per 24 giorni. Alla faccia del rispetto per i miei brufoli onnipresenti.

Cazzo! Ho diciassette anni, non sono più un bambino e questa mi fa il calendario dell’avvento. Vomiterei se fossi riuscito a fare colazione, invece niente.

Mugugno un: « Sono in ritardo Ma’» e me la squaglio.

Anche se sono sulla porta di spalle e non la vedo so che ci rimane male con l’occhio triste da pesce in acquario. Allora torno indietro, pesco dalla prima tasca con il numero 1 una barretta di cioccolato kinder e le do di sfuggita un bacio al volo.

HO DICIASSETTE ANNI, CRIBBIO!

Ma anche un diciassettenne, maschio nel 2017, che sta per perdere l’autobus che porta alla rottura quotidiana ha un cuore.

Volo alla fermata, mi aspettano i miei amici. La partita a beccaccino è un classico. Fa un freddo porco, è ancora buio. Quando arriva l’estate e finisce la scuola? Troppo tardi.  Devo prima passare le vacanze di Natale, tutto disastrosamente in famiglia.

Entro in classe, tutti maschi. Tre femmine in tutto l’Istituto. Almeno in autobus ne incrociamo una decina che vanno all’artistico. Niente di che, ma come veduta meglio che ventidue maschi quotidiani.

Giornata lunga oggi. Mi annoio.

Ho scoperto che i miei jeans imbottiti e la felpa hanno la stessa temperatura del mio letto. Infatti regolarmente alla terza ora mi addormento con le braccia incrociate.

Per fortuna ho i capelli lunghi che mi coprono gli occhi e a volte posso fare due anche tre minuti di puro coma. Finora nessuno se mi ha beccato, solo quello scemo del mio compagno di banco Mattia. Uno di quelli che mi sta meno sul cazzo degli altri.

Si preannunciano giornate lunghe.

I prof si sono messi in testa di avere più voti possibili prima dei colloqui con i genitori e quindi giù verifiche e interrogazioni.

Studiare mi annoia.

Mio padre dice che a scuola ci si costruisce il futuro. A me sembra che a scuola ci si faccia due palle grandi come una casa, anzi un condominio.

Oggi ho anche palestra. Quella un po’ mi piace, ci vado con Bugio e Tappo i miei amici. Il giorno dopo faccio fatica a pedalare, ma questo non mi scoccia. Mi piace sentire i muscoli un po’ indolenziti.

Il  resto del tempo lo passo al computer. Dei pomeriggi mi assemblo con la sedia. Sedia computer schermo e cuffie. Sempre che non mi rompano il cazzo per svuotare la lavastoviglie o buttare la spazzatura. La mia è una famiglia moderna. Tutti devono contribuire. Mia madre dice di essere donna emancipata  ed è per l’uguaglianza tra uomo e donna, e quindi rompe le palle equamente a tutti per fare cose in casa. Du palle.

 

E così so che arriva anche la giornata che si fa albero e il presepe. Tutti insieme appassionatamente con tanto di colonna sonora di canzoni di Natale.

E se mi smaterializzassi?

Se mi facessi inglobare dallo schermo del computer e potessi vedere tutti loro dallo schermo senza che nessuno mi coinvolga in minchiate natalizie?

Nulla. So che è impossibile. Dopo qualche giorno ho  cercato di proporre un Natale trasgre. Niente albero, niente presepe, niente tovaglie rosse, niente mandorle zuccherate, niente panettone al cioccolato… beh, no. Il panettone al cioccolato con tazza di latte ci sta anche ad agosto.

Andiamo a letto la sera e ci svegliamo la mattina come tutti i giorni, e io mi attacco al computer e nessuno mi rompe.

«Tesoooro, non scherzare, il Natale arriva una volta l’anno» Mia madre lo dice, mentre mette a cucinare un cotechino,  con la faccia di una che ha capito tutto della vita e in modo particolare di me. Sarà…

L’unico pensiero che riesco a formulare è che per fortuna viene solo una volta  all’anno. Già così mette a dura prova il mio istinto di fuggire di casa su un’isola deserta.

Così è arrivato il giorno fatidico. Di domenica, ovvio. Unico giorno in cui non mi devo svegliare presto per la scuola. Unico giorno che miei occhi si spalancano irrimediabilmente alle 6.00 anche se la sveglia è disinserita.

In realtà secondo me anche mio padre ne ha per le palle, ma credo siano almeno 13 anni che fanno tutte ‘ste scene. Da quando è nata mia sorella. Altra rottura globale.

Qualunque cosa desideri la si accontenta, la piccolina di casa. Lagnosa e rompipalle.

Come l’albero di Natale con le decorazioni che piacciono solo a lei. A me sembrano scroti di cammello.

 

E’ Natale. Mia madre è svenuta. Non la vedo ma lo so. E’ svenuta dopo aver effettuato diciotto chiamate al mio cellulare in mezz’ora, dopo aver dato un’occhiata in sala a presepe e albero di Natale. Io non ho dormito, stanotte ho lavorato sodo.

Conosco lo spettacolo che si è presentato ai suoi occhi. Deve aver acceso la luce perché solo le lucine del presepe non bastano a illuminare la stanza. L’albero no è illuminato, le serie di lampadine fulminate. Tutte le decorazioni sono frantumate a terra, sembra ci sia passata sopra una ruspa o un piede con scarpa numero 42. Tutti i regali sono nella pattumiera fuori dalla porta. Si sono salvati solo i miei. Nel presepe gesù bambino non c’era ancora ma le due statuette di bambini risultano decapitate con tracce di pennarello rosso che rendono l’idea. Alle pecorelle mancano una o due zampe. I pastore è legato alla palma principale con la fascina ai piedi e una lucina che simula il fuoco.

Il Bue è appeso a una finestra della capanna come in macelleria, dalle zampe. A tutti  gli angeli sono stati deprivati di   ali e aureola. I piccoli secchi d’acqua sono rovesciati, se non si sbrigano ad asciugare ci sarà un corto circuito da urlo. I Re magi con cammello ed elefante emergono, mezzi seppelliti dalla sabbia, la lettiera della gatta. Nel cielo pipistrelli verosimili, acquisto di qualche anno fa, sembra volteggino minacciosi. Alcune statuette hanno vari pezzi del corpo staccati e il pennarello indelebile rosso ha fatto un ottimo lavoro. La madonna e san Giuseppe sono scomparsi e al loro posto troneggiano le miniature di Iron men e Batman che guardano verso la montagna, dove il venditore di tappeti  sulla bancarella ha piccole canne rullate con precisione.

In questo bar non si sta male. Ho staccato il cellulare. I soldi che ho preso rompendo il salvadanaio di mia sorella mi basteranno fino a domani. Forse  torno. Forse.

A me U Natale nun me piace.

Mariella Bucci

 

 

 

 

 

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