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The Canluppoly Tales: cronaca della serata

Lo scorso ottobre, il portale blog, l’innovativo portale blog Zoomma.news mi chiese di presentare “The Canluppoly Tales – Storie pelose” a San Marino. Io risposi in maniera distratta, quasi per cortesia :<<Sì, certamente. Grazie>>, convinto che nessuno, al di fuori del Molise, avrebbe avuto davvero il desiderio di accogliere e conoscere un piccolo libro scritto per gioco e molto legato al territorio dal quale provengo, “un libro che parla di un cane, scritto da cani”, come da definizione dell’autore stesso, come da mia definizione, come da definizione di chi, in questo periodo storico in cui bastano un paio di “mi piace” sui social network per aspirare al titolo di scrittore, fotografo, attore o musicista, non si prende troppo sul serio e ama definirsi “riempipagine per diletto”.

Invece, al principio di gennaio, all’inizio dell’anno nuovo, pervenne l’invito ufficiale a presentare, con la conseguente fissazione della data: venerdì 26 gennaio, ore diciotto, al Caffè Teatro, Dogana di San Marino. <<Aè, non solo dovrò andare all’estero, ma pure, sono certo, in un locale elegante, di pregio, traboccante di cultura>>, mi dissi, quando seppi della location dell’evento. E mi prese un po’ timore. Ero abituato alle presentazioni in luoghi raccolti di piccole comunità del Molise.

Assieme al mio staff, formato da me, da me stesso, da me medesimo, dallo scrivente, presi a organizzare la trasferta e la presentazione. Mi domandai cosa dovessi dire agli spettatori, al pubblico che sarebbe venuto ad ascoltarmi. Pensai anche di prepararmi qualcosa, come un testo, una scaletta, qualche frase a effetto, in modo da vincere la mia innata timidezza ed evitare una brutta figura nella Repubblica del Titano. Ma nulla di convincente mi venne in mente. Allora mi dissi di affrontare l’evento con lo stesso spirito col quale scrissi il libro: con leggerezza, senza troppo impegno, lasciando correre le parole e i discorsi con la medesima libertà con la quale lasciai correre la penna per creare le storie poi stampate e rilegate nel novembre dell’anno 2015. Sarebbe stato l’unico modo per rendere interessante e accattivante il testo e farne comprendere l’anima sbarazzina e semplice, colma di buoni sentimenti, che permea le sue pagine.

Partii per San Marino all’alba, intorno alle nove del mattino, da Campobasso. Ad accompagnarmi, Michele, un caro amico, un valido giornalista, già collaboratore attivo in altre mie presentazioni di libri. A condurci, un’autovettura un po’ zoppicante in salita, giacché alimentata a gas. Nella stiva, qualche abito, una giacca per rendere meno goffe le mie forme non proprio aggraziate e darmi un tono durante l’evento, un caciocavallo, delle soppressate, una bottiglia di vino e del tartufo, prodotti culinari che noi molisani, da Re Magi moderni, siamo soliti portare fuori dai confini regionali, usualmente per fare un regalo agli stranieri, ma un attacco di fame, con aggressione ai doni da parte dei donanti e successiva loro consumazione sopra un letto di pane croccante, non si può escludere a priori. Nell’ abitacolo, mancava soltanto Luppolo, il mio cane, il protagonista del libro. Certamente una grave assenza. Come se la banda va a una festa patronale e si scorda i piattini: può suonare lo stesso, ma le melodie perdono di fascino e armonia. Purtroppo, il buon Luppolo è un esemplare di quattro zampe, di razza Corgi, particolarmente viziato e sfaticato: ai viaggi preferisce il sonno, in macchina per cinque ore non ci sarebbe mai rimasto o avrebbe preteso quota parte del cibo destinato ai sammarinesi.

Il viaggio dal Molise all’Emilia Romagna scorse senza intoppi, tranne la grave assenza del panino Camogli all’autogrill marchigiano in cui feci la sosta. Poco prima di arrivare a destinazione, una radio della Serenissima Repubblica mi chiese un’intervista e seppi di alcuni articoli di quotidiani, molisani e sammarinesi, che raccontavano della presentazione che di lì a qualche ora ci sarebbe stata. <<Quante attenzioni, per Rin Tin Tin. Quasi mi considerano un autore affermato a queste latitudini>>, pensai allora e feci dei respiri profondi, così da scacciare un nuovo rigurgito di emozione e timore.

Io e Michele varcammo il confine Italia-San Marino intorno alle 14:00. Prendemmo possesso della stanza poco dopo. Non ci servì il navigatore satellitare per trovare il confortevole Bad & Breakfast per noi prenotato: l’indicazione “salite sempre su”, di un paio di Sammarinesi a cui domandammo la retta via fu sufficiente. Alle 17:00, vestiti di classe e impomatati di brillantina, ci avviamo verso il Caffè Teatro, naturalmente senza alcuno strumento che potesse indicarci la strada, convinti com’eravamo che, per arrivare in qualsiasi luogo della Repubblica del Titano, bastasse salire su o scendere giù. Sprovveduti!

Per trovare il Caffè Teatro impiegammo circa quaranta minuti, girammo in lungo e largo numerosi quartieri di San Marino, varcammo di nuovo il confine quindi rinculammo nei territori stranieri, orribili favelle verso il ciel sputammo, la macchina a gas domandò pietà per i repentini cambi di direzione a cui fu costretta. Ci salvò Valentina – colei che, attraverso Zoomma.news, mi aveva invitato a presentare il libro – recuperandoci in una via della quale nemmeno conoscevamo il nome.

Entrai un po’ sudaticcio nel locale della presentazione, la giacca già aveva perso la forma ben calibrata e la linearità del tessuto che aveva prima che partissi dal Molise. Mi guardai intorno. Il Caffè Teatro era come lo avevo immaginato: un ambiente raffinato, che in passato aveva ospitato scrittori e altri artisti di elevata levatura; un luogo nel quale, in ogni angolo, spuntavano sempreverdi capolavori della letteratura e ai cui tavoli tanti clienti-spettatori attendevano che iniziassi a parlare, mentre due cani Corgi ardivano di andare alla pugna col collega, assente, Luppolo. Per l’ennesima volta, al cospetto di tanta colta sobrietà, mi domandai cosa ci facesse un riempipagine per diletto là, col suo piccolo libro, ma ormai il danno era fatto, non potevo fuggire, dovevo presentare.

E presentiamo allora. Prese per primo la parola il mio amico Michele. Con piglio da giornalista, parlò un po’ di me e fece una sintesi puntuale del contenuto di The Canluppoly Tales. Poi, intervenne Chiara, seduta alla mia sinistra. Anna Chiara è una giornalista ed è responsabile e presentatrice degli eventi organizzati dal portale Zoomma.news. Notai, con gran sollievo, che anch’ella non aveva alcunché di preparato, nessuna cartella, nessun taccuino di appunti, nessun quesito pronto per l’autore. Conosceva soltanto il libro e da quelle pagine traeva ispirazione per pormi domande, per scambiare battute con me.

Cominciammo a parlare delle diverse storie del testo, delle sei zampe (due umane, quattro canine) che le narravano, del mio rapporto con l’assente abbastanza giustificato alla serata, dei benefici e delle problematiche che reca un animale quando entra in casa, delle mie passioni, della mia terra, del mio Molise, angolo d’Italia spesso dimenticato, ma che meriterebbe di essere visitato. Più che una presentazione, fu un continuo e stimolante scambio di battute su argomenti canini, letterari, sociali, culturali, tra me, Chiara e Carlo, seduto alla mia destra e responsabile del portale Zoomma.news. A rendere ancora più interessante la conversazione, l’attiva partecipazione di alcuni spettatori, i quali riportarono esperienze di vita a sei zampe, esperienze apprezzate, attraverso latrati e abbaiate, anche dai due Corgi e da altri colleghi di Luppolo presenti nel locale.

Non presentai, quindi, in maniera istituzionale, ma parlai, parlammo, conversai, conversammo, amabilmente conversammo, per circa un’ora, come fosse un raduno di amici colti e brillanti. E quando gli argomenti inerenti al libro cominciarono, per forza di cose, a scemare (il testo ha appena 108 pagine) e la fame della sera si fece incombente, chiesi altre domande, così da poter seguitare a parlare.

La mia timidezza era ormai svanita e mi sentivo esuberante come un serpente quando esce dalla sua tana e alza la testa. Sarei rimasto altre ore a raccontare tutto ciò che mi passava nella mente, in libertà, con la stessa libertà che provo quando mi diverto a scrivere. La scrittura dona una grande libertà. Quando hai un foglio bianco davanti, puoi raccontare ciò che ti passa per la mente senza alcun filtro, puoi usare espressioni che normalmente non useresti nelle relazioni interpersonali e nessuno potrà mai dirti alcunché, puoi creare un personaggio a tua immagine e somiglianza e dargli vita, puoi costruire un’infinità di personaggi dalle molteplici sfaccettature, puoi raccontare ciò che vivi quotidianamente per farne memoria futura, puoi volare con la fantasia e inventare storie, puoi offendere chi biasimi e il vituperato non verrà mai a saperlo, puoi sfogare le tue frustrazioni e sofferenze di ogni giorno, puoi vergare la tua felicità di un momento e renderla eterna, puoi sognare. Come scriveva Margaret Atwood: “Scrivo per conservare la memoria.

Per dare testimonianza. Per parlare a nome dei morti. Per celebrare la vita. Per cantare le lodi dell’universo. Per dare voce alla speranza e alla salvezza. Per restituire qualcosa che mi è stato dato”. E io scrivo perché non riesco a farne a meno, perché quando scrivo mi sento meglio, perché la scrivania ove tengo la penna e il taccuino è il mio cantuccio caldo e confortevole quando voglio allontanare i pensieri tristi, quando voglio fermare la mia felicità di un momento e far sì che resti serenità il più a lungo possibile, quando voglio descrivere qualcosa di bello che mi è capitato, così da ricordarla in futuro, con un misto di gioia e malinconia.

E oggi ho scritto di un frenetico giorno a San Marino, della mia timidezza che si è fatta euforia, di un pomeriggio che a distanza di quindici giorni continuo a raccontare alle persone che mi sono care, di un’ora che avrei voluto durasse decine di ore, di sessanta minuti in cui quasi, e dico quasi, non mi sono sentito solo un riempipagine per diletto, ma addirittura un autore, seppur piccolo.

Grazie a Zoomma.news e a presto.

Carmine Tedeschi

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