martedì , novembre 13 2018
Home / Storyteller / Chiara Macina / Quell’autunno che le foglie erano rosa

Quell’autunno che le foglie erano rosa

E’ stato sufficiente un weekend di pioggia per farmi completamente dimenticare questa torrida estate e immergermi già nelle suggestioni e nei colori di un clima che anticipa la stagione autunnale.

Se penso all’autunno penso ai colori delle foglie giallo e rosso, ai ciclamini che metto davanti alla porta, alla nebbia ma soprattutto a quel meraviglioso periodo coincidente a questa stagione preautunnale di tanti anni fa quando mi preparavo a diventare mamma per la prima volta, ricordo il pancione, gli abiti della passata stagione che non entravano più e la mia cocciutaggine a non volerne acquistare di nuovi, pensavo ingenuamente che il giorno dopo il parto sarei tornata identica a prima, rivedo le tutine rosa sul letto, i lenzuolini ricamati per la culla, è un periodo che per me profuma di castagne e sogni, tutti quelli che ho fatto sulla mia bambina che stava per nascere, sulle cose che avremmo fatto insieme, rivedo accessori per neonato e la pazienza di un negoziante nel spiegarmi le differenze tra un trilogy e un passeggino normale, pensavo al parto con leggerezza, come a una prova che il mio fisico avrebbe sostenuto benissimo, ero giovane e incosciente, dolcemente svagata come lo può essere una ragazza di poco più di vent’anni che sino ad allora non aveva conosciuto il peso di nessuna grande responsabilità.

Mia figlia è nata il 19 ottobre in uno splendido sabato di autunno intorno alle 17 del pomeriggio, in un’atmosfera da Mago di Oz, perché intorno alle finestre della sala parto erano issati dei tendaggi verdi a copertura delle impalcature necessarie a lavori di ammodernamento esterno della struttura ospedaliera.

Il parto è stato relativamente veloce, preceduto da un travaglio di poche ore, un’esperienza però fortissima terminata la quale ero come attonita dall’intensità del dolore provato e da come il mio corpo mi chiedesse di assecondare quel dolore intenso per lasciare andare, fare fluire la vita che mi chiedeva di fare il suo ingresso nel  mondo.

Mia figlia sulla mia pancia che mi guarda con decisione diritto negli occhi come a dire “io so chi sei a me non mi inganni io ti vedo” è questa la prima immagine della mia creatura, un esserino nudo minuscolo ma affatto indifeso, che poche ore dopo ho vestito di rosa e cullato e ancora dopo, terminato il via vai di parenti e amici, ho preso in braccio e ho osservato a lungo, l’amore profondo e incondizionato sarebbe arrivato dopo, con il tempo, in quelle ore la sensazione che provavo era molto ancestrale, continuavo a ripetermi “se a questa bambina capita qualcosa io non sarò mai più felice”, un pensiero che arrivava dalla pancia ancora prima che dal cuore.

Non ricordo bene come era mia figlia appena nata, se ci penso l’immagine si sovrappone subito a quella di oggi, vedo l’adolescente in leggins e all star con gli occhi grandissimi e la coda che mi chiede se la accompagno da qualche parte, mi devo aiutare con le fotografie, ancora meglio devo fare appello a quella risposta bellissima che diede mio babbo a chi gli chiedeva come era la nipotina appena nata “bellissima, piccolissima e tutta pelata”.

Una creatura minuscola ma già con una proprio indole e un milione di esigenze che richiedevano tutta la mia dedizione, il cambio l’allattamento la nanna, una specie di frullatore in cui mi trovai senza gradualità e che affrontai come lo fanno tutte le mamme di qualsiasi età, imparando a poco a poco a decifrare i bisogni della mia bimba.

Tuo fratello ha avuto una mamma espertissima di neonati e teorie sullo svezzamento,organizzatissima, molto presente, quando sei nata tu ero uscita da poco dall’adolescenza, quel tratto di strada che mi mancava per diventare adulta l’ho percorso con la tua mano nella mia, alle feste di compleanno dei tuoi amici mi chiedevano se ero la tua baby sitter rispondevi tu :”è mia mamma”.

Oggi mia figlia ha 15 anni,il nostro terreno di scontro si gioca vicino al suo armadio, lei tira fuori a ogni cambio tutto il possibile, maglie, t shirt,  leggins io ripiego tutto penso illudendomi di avere il pieno controllo della sua vita in questo modo, io consiglio outfit e preparo vestiti proprio come tanti anni fa preparavo il cambio vicino al fasciatoio, lei indossa sempre le stesse cose: solitamente quelle che io volevo scartare e riservare ai pacchi per la Parrocchia.

In quell’autunno del 2002 cercavo di capire come avrei fatto ad incastrare la mia vita tra una poppata e una nanna, avevo come l’impressione di essere costantemente al suo servizio, in balia delle sue coliche e degli escamaotage che mi pareva di avere trovato per farla addormentare, per farla trastullare un po’, oggi mi trovo a pensare come fare per avere ancora uno spazio nella sua vita che tutta d’un colpo sembra fatta di amicizie attività bisogni e pensieri che mi escludono, ho pensato tante volte a quando sarebbe diventata grande e avrei di nuovo avuto tempo per me, eppure oggi avverto una fitta quando mi capita di vedere una mamma dall’aria stanca che porta a spasso la sua pupa e se la stringe sul cuore.

“Fatti delle amiche” di solito è con questo inciso che mia figlia risponde ai miei inviti ad andare a cena o al cinema noi due sole, mi dicono che è normale che la mamma va elaborata che la figlia deve prenderne un po’ le distanze per capire la sua identità eccetera….sarà così ma quando arriva l’autunno io sento sempre il profumo dolcissimo di quel batuffolino rosa che profumava come tutti i neonati e che mi svegliava puntuale come un orologio ogni tre ore e ho nostalgia, non di un bambino piccolo, della mia bambina che oggi sta diventando una donna e si misura con le prime difficoltà della vita adottando come metro il contrario di ciò che io le consiglio, o almeno a me pare così.

Tante volte fantastico su come sarai da grande, come vestirai che tipo di professione sceglierai, indosserai più spesso  abiti o pantaloni? Dirai “no no io gli abiti da quando mia mamma si è presentata ai colloqui con quel vestito che sembrava un tutù non li posso più vedere”, amerai cucinare per la tua famiglia oppure fuggirai dai fornelli? Dirai mai al banco di surgelati “oddio i 4 salti in padella che ci ha fatto mangiare mamma!”, io sogno che la parte migliore di me sia dentro di te, desidero che sentendo lampi e tuoni tu ti volti verso i tuoi figli e dica loro “Ecco la moglie del diavolo non ha cucinato gli gnocchi e ore lui si lamenta”, lo dirai ai tuoi bambini come io ho fatto con te, tante volte, e allora tu mi penserai scuoterai la testa e dirai “la mamma quante ne raccontava!” e mi penserai, mi penserai tanto.

Ora quando parlo con te mi capita spesso di  usare le frasi dei miei genitori “ma io mi fido di te è che non mi fido degli altri” “è troppo tardi” ,“è troppo lontano”, tu mi scansi mi dici basta dai, io smetto per un po’ “ne parliamo domani”- ti dico, allora di solito vado vicino alla finestra guardo fuori e ripenso a quell’autunno bellissimo in cui le foglie erano rosa…rosa come te bellissima principessa.

Chiara Macina

 

 

 

About Redazione

Prova anche

www.aprireunattivitasanmarino.com: edizione aggiornata

Perché aprire un’impresa a San Marino? Quante tasse si pagano oggi? Com’è cambiata la normativa ...