venerdì , febbraio 22 2019
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La storia di un viaggio interiore

Che bello andare in motorino. Stringevo forte Brian per paura che il vento sferzante sui nostri volti me lo portasse via, e lui si lasciava stringere. Mia mamma non mi aveva mai voluto comprare il motorino e non ero mai salita con nessuno prima di quella sera. Aveva un motorino stupendo, nero opaco con le scritte verde fosforescente. Chiusi gli occhi, assaporai tutto ciò che avevo intorno, e mi sentivo bene, in armonia con il mondo, senza pensieri, leggera. Arrivammo di fronte al pub e Brian mi fece scendere per parcheggiare. Non avevamo spiccato parola durante il viaggio. Mentre appoggiava il cavalletto a terra mi domandò: – Allora, come stai?
– Tutto bene.
– Sì?
– Sì. Perché?
Fece una leggera smorfia: – Boh. Hai una faccia strana.
Gli diedi un leggero pugno sulla spalla: – Lo sai che sei peggio di mia mamma con tutte queste domande?
– Grazie. Lo prendo come un complimento.
– Complimento?
– Eccerto. Per chi non sono importanti i genitori?
Mi bloccai improvvisamente: – È proprio quello il punto.
Si voltò, sicuramente si stava chiedendo cosa avesse detto di sbagliato.
– L’importanza dei genitori.
Mi si avvicinò con aria colpevole: – Scusa. Non ti volevo…
– Non fa niente, è ora che inizi a chiarire il mio passato. Il passato è la chiave del presente e la porta del futuro.
– Che filosofa.
Estrasse la chiave dal motore e ci avviammo verso il pub. Ci sedemmo ad un tavolo libero e ordinammo da bere, poi gli sfiorai la mano e domandai: – Perché è così strana la vita?
– E perché voi ragazze vi fate tutte queste seghe mentali?
Appoggiai un braccio sulla sua spalla: – Perché siamo fatte così. E a voi ragazzi piacciamo proprio per questo.
– Ah sì?
Annuii con convinzione. Beh, ragazze e ragazzi si piacciono proprio per questo. Sono come due universi opposti in collisione che ogni tanto entrano nella stessa orbita.
Eravamo seduti nel pub e la situazione precipitò da un momento all’altro, ci eravamo infilati in una strada senza uscita, in una stanza inchiavata, in una grotta buia buia. I nostri nasi si stavano avvicinando sempre di più, fino a quando quasi se ne confondevano le punte. Chiusi gli occhi…’

Il brano è tratto dal romanzo della sammarinese Nicole Benedettini “Dove la fine inizia”.
Al centro dell’opera la storia di Avril, diciassettenne nata e cresciuta a Berlino est, animata dal desiderio di scoprire i segreti che sente aleggiare intorno alla sua famiglia.
Un viaggio nell’amore e nella storia. Un viaggio prima di tutto interiore.
 

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