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Per le strade di San Marino: via Belzoppi

Domenico Maria Belzoppi uomo e politico sammarinese, di sentimenti democratici e solidale con i democratici italiani. Carbonaro egli stesso in gioventù, in contatto con le società segrete italiane.

Fu il Reggente che accolse nel 1849 Garibaldi dopo la ritirata da Roma, a lui e ai suoi uomini offerse provvidenziale rifugio.

Giuseppe Garibaldi arrivò sul Titano “In un’ora di suprema sciagura” (come ebbe modo di scrivere in una lettera inviata al governo sammarinese il 13 giugno 1864), inseguito dagli austriaci, con le sue truppe allo stremo delle forze e la moglie Anita ammalata.
In seguito all’intervento dei Francesi, ai primi di luglio del 1849, la Repubblica Romana era costretta a cedere, ma Garibaldi non intendeva consegnare le armi.
Seguito dai più coraggiosi dei suoi volontari, prese il cammino che attraverso i gioghi dell’Appennino, lo doveva condurre a Venezia, che ancora resisteva agli Austriaci.
Alle spalle lo incalzavano truppe francesi ed austriache.
Per evitare l’accerchiamento da parte degli inseguitori, il generale il 30 luglio 1849 entrò in territorio sammarinese e chiese ai governanti ospitalità per sè e per le sue truppe. Ancora oggi una lapide posta su quello che è diventato un ristorante del centro storico di città, ricorda la casa, in via Basilicius, dove si rifugiò Garibaldi in fuga dagli austriaci.

rifugio Giuseppe Garibaldi
Le Autorità sammarinesi lo accolsero, sebbene gli austriaci ne esigessero la consegna immediata e il Papa accusasse i sammarinesi di avere dato asilo a un fuorilegge.
“Ben venga il rifugiato; questa Terra ospitale vi riceve. Sono preparate le razioni per i vostri soldati, sono ricevuti i vostri feriti e si curano; voi ci dovete contraccambiare risparmiando a questa Terra mali e disastri”. Con queste parole il Reggente Domenico Maria Belzoppi rispose alla richiesta di rifugio e ospitalità di Garibaldi.
Si arrivò a un compromesso, i garibaldini sarebbero stati riaccompagnati nei loro paesi d’origine senza essere “passati sotto le armi”.
Non è certo l’accordo sia stato rispettato, Garibaldi fuggì verso la mezzanotte del 31 luglio, con Anita e alcuni fedelissimi, non fidandosi delle trattative in corso e degli accordi, avrebbe voluto raggiungere Venezia ma non vi riuscì.
Questo episodio causò per i sammarinesi, un grave inasprimento dei rapporti con lo Stato della Chiesa.
Giuseppe Garibaldi nutrì sempre un sentimento di sincera riconoscenza nei confronti della Repubblica di San Marino. Il 1° giugno 1861 in segno di gratitudine per la cittadinanza sammarinese che gli era stata conferita alcuni mesi prima, il 24 aprile, scriveva “Vado superbo di essere Cittadino di cotanto virtuosa Repubblica”.

Chiara Macina

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